Come funziona una relazione?

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Le Basi di una relazione.

Ogni volta che viviamo una relazione dovremmo chiederci se questa ci è “utile”: uno dei suoi obiettivi fondamentali dovrebbe essere quello di favorire lo sviluppo psichico di chi la vive, ovvero, ogni componente della coppia dovrebbe voler favorire il benessere, la felicità e lo sviluppo di chi gli è accanto e non esservi da ostacolo.Purtroppo, non sempre è così. Ma su cosa si basa una relazione?

Ogni bambino nelle primissime esperienze di vita affronta una condizione di dipendenza totale dalle madre o dalla figura di accudimento; da essa dipende la sua nutrizione e la sua sopravvivenza.
Nonostante col tempo ogni individuo acquisisca una certa autonomia, continuerà a manifestare il bisogno innato di affiliazione e vicinanza all’altro.Ciò che denota una relazione come sentimentale a differenza delle altre è un altro istinto innato: quello sessuale.Se guardiamo a questi bisogni da un punto di vista biologico-evoluzionistico, vediamo come questi assolvano a due importanti compiti: il mantenimento della specie e la sua sicurezza.La relazione con la figura di riferimento, che riconosciamo in questo caso nel partner, può svilupparsi secondo modalità relazionali differenti.

Come impariamo a relazionarci?

Una indicazione importante in questo senso ci arriva dalla “teoria dell’attaccamento” di Bowlby.

La Teoria dell’Attaccamento

Ogni individuo è sin dalla nascita in grado di percepire e di agire sull’ambiente circostante; il bambino inizia subito a sperimentare il mondo intorno, accumula esperienze in base alle quali impara a riconoscere similitudini e differenze, a identificare ciò che osserva e prevedere le esperienze future.
Attraverso le relazioni con le figure di accudimento, il bambino sviluppa degli stili che vengono definiti di “attaccamento“.

L’importanza delle prime relazioni
Se il bambino fa l’esperienza di essere accolto e riconosciuto emotivamente dalle proprie figure di accudimento, svilupperà probabilmente una forma di attaccamento che definiamo “sicuro”, imparando ad aspettarsi accoglienza nelle relazioni.

Chi ha sviluppato uno stile di attaccamento sicuro ha maturato la convinzione che davanti ad un ostacolo può chiedere sostegno e si aspetta di trovare disponibilità; si considera “degno” di ricevere aiuto.

L’attaccamento sicuro può influenzare l’unione nelle relazioni successive; i “sicuri” imparano che possono lenire il disagio delle situazioni di vulnerabilità mantenendo vicinanza con il partner. L’esperienza di sollievo che ne consegue, può stimolare la ricerca dell’unione con l’altro e alimentare le interazioni finalizzate all’intimità e vicinanza. Questo a sua volta può incoraggiare il coinvolgimento in relazioni di lunga durata.

La persona “sicura” inoltre, possiede un’idea positiva di sé e degli altri coinvolti nella relazione; questo incide positivamente nella gestione di conflitti e nel mantenimento di una relazione soddisfacente.

Naturalmente anche chi ha sviluppato uno stile di attaccamento sicuro può sperimentare delusione, mancanza di vicinanza emotiva, di sostegno da parte delle persone importanti. È probabile che nei momenti di maggiore stress siano questi gli apprendimenti che vengono “ri-attivati” e che guidano l’esperienza. Avere una “nucleo sicuro” di base tuttavia, è elemento facilitante per ritrovare modalità relazionali sane.

Cosa avviene quando l’attaccamento non è sicuro?
Le modalità di attaccamento non sicuro possono distinguersi in: “evitante”, “ansioso/ambivalente”, “disorganizzato”.

Semplificando al massimo, possiamo dire che nell’attaccamento evitante i bambini possono aver sperimentato un allontanamento da parte delle figure di riferimento, che non sono state presenti al momento del bisogno, o non sono state sufficientemente accoglienti. Il bambino impara allora ad aspettarsi di essere rifiutato nelle relazioni e che “ha da cavarsela da solo” anche quando potrebbe chiedere il sostegno altrui.

L’attaccamento ansioso/ambivalente fa riferimento ad un’esperienza relazionale precoce caratterizzata da ansia e protettività, da un atteggiamento controllante anche quando in apparenza si mostra come aperto verso l’esterno. Questi bambini potrebbero costruirsi l’idea che il mondo fuori “sia pericoloso” e approcciarsi in questi termini alle esperienze future.

I bambini ansiosi/ambivalenti tenderebbero da adulti a creare relazioni caratterizzate da ansia e controllo.

L’attaccamento disorganizzato fa riferimento a modalità relazionali tra genitori o altre figure di riferimento e bambini, caratterizzate da imprevedibilità. Il bambino non sa cosa aspettarsi quando si rivolge al genitore o chi per lui; di conseguenza non impara come possa esserci una costanza nelle relazioni, tendendo in futuro a creare situazioni simili.

Una buona relazione di coppia o amicale può rivelarsi terapeutica per i “non sicuri” quando in esse si sperimentano nuove modalità relazionali nel quale sentirsi accolti e amati. Questo avviene quando si ha la capacità di comprendere il nuovo che si sta vivendo e sincera apertura verso l’altro.

Costruire una “base sicura” è il primo obiettivo di ogni psicoterapia; il paziente ha la possibilità di imparare a fidarsi in un contesto protetto, di sperimentare costanza e accoglienza. La relazione terapeutica diventa un’esperienza “correttiva”; dove mancanze possono essere risanate e dove è possibile cimentarsi in nuove modalità che fungano da modello per le relazioni esterne.

Link Utili:

Stateofmind.it: La teoria dell’attaccamento secondo Bowlby

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