Psicologo delle cure primarie: una risorsa per il benessere collettivo

Facebook
Google+
LinkedIn

Ricerche scientifiche degli ultimi 40 anni dimostrano come spesso negli studi dei medici di base, arrivino richieste che riguardano sintomatologie di natura non esclusivamente medica. Circa il 60% dei pazienti presenterebbe ai propri medici richieste legate a problemi psicologici oppure a condizioni psicosociali in grado di incidere sui sintomi fisici.

I malesseri psicologici che il medico di base incontra più frequentemente nel proprio studio riguardano:

  • Psicopatologia o disturbi mentali (depressione, disturbi d’ansia, disturbi di personalità etc.);
  • Malessere legato a stress o precise condizioni mediche (impatto di alcune diagnosi come diabete, tumori, stress ambientale ecc.);
  • Problemi tipici di categorie vulnerabili come dipendenti da sostanze o vittime di abusi.

Queste ricerche suggeriscono come la collaborazione tra medico di base e psicologo migliora fortemente la qualità della presa in carico sanitaria del paziente.

Chi è e cosa fa lo Psicologo delle cure primarie?

Ricerche effettuate negli anni ’90 negli USA, dimostrano come la sofferenza psicologica sia la 2° causa maggiormente invalidante per la popolazione dopo i problemi cardiovascolari.

Il medico di base è generalmente la prima figura a confrontarsi con questo tipo di problematiche, ma le ricerche dimostrano come ad esempio, solo un paziente depresso su 4 arriverà nello studio di uno psicologo o di uno psichiatra dopo aver visitato il proprio medico.

Questo può verificarsi per diversi motivi: non tutti ad esempio, ricevono una corretta diagnosi, in quanto la preparazione dei medici riguarda principalmente patologie di natura organica e non psicologica. Diversamente, anche quando il problema viene individuato, non sempre i pazienti raggiungono lo specialista, nonostante specifico invio: persiste infatti una certa difficoltà culturale che rende problematico l’arrivo ai servizi della salute mentale. Altre volte il paziente percepisce come troppo complessa la propria presa in carico prevedendo difficoltà nella ricerca dello specialista giusto, aumento dei costi, lontananza dallo studio e l’idea che ci sia bisogno di molto tempo per raggiungere il risultato desiderato.

Lo psicologo delle cure primarie è non solo un esperto delle patologie psicologiche in senso stretto, ma è formato per confrontarsi con le problematiche psicologiche correlate alle patologie più comuni. Tra queste: ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, tumori, disturbi gastrointestinali e altro.

Il setting dello psicologo delle cure primarie

Il modello che i promotori della psicologia delle cure primarie sostengono è quello secondo cui lo psicologo fa parte del team di professionisti che si occupa del benessere del paziente sin dal suo primo contatto con i servizi sanitari.

Lo psicologo è presente durante il primo colloquio con il medico oppure è disponibile in struttura di modo da poter intervenire qualora il medico lo ritenga utile. Il percorso della presa in carico del paziente è quindi concepito in un’ottica di collaborazione e cooperazione tra le due figure sanitarie e concordato tra le parti.

Lo scenario dello psicologo delle cure primarie è molto diverso rispetto a quello tipico dello psicologo in studio o dello psicoterapeuta: gli interventi sono maggiormente mirati al disturbo in questione; il paziente potrebbe ad esempio in poche sedute, imparare ad utilizzare specifiche tecniche di rilassamento utili per la gestione dello stress o dell’insonnia.

La collaborazione tra medico e psicologo appare preziosissima anche per le attività di prevenzione: al momento della diagnosi di particolari patologie oppure in presenza di segnali di rischio per la salute del paziente il medico può avvalersi della consulenza dello psicologo. L’obiettivo in questo caso, è quello di sostenere e guidare il paziente nei cambiamenti dello stile di vita che la nuova o temuta condizione medica impone. Lo stesso obiettivo è perseguibile nel caso di pazienti sottoposti a stress psico-ambientale in un’ottica di sostegno e contenimento: numerose ricerche dimostrano come questi fattori siano causa spesso sottovalutata di esacerbazione delle condizioni mediche.

L’impatto della psicologia delle cure primarie
In Italia sono già state avviate sperimentazioni di collaborazioni di questo genere e in Europa, in particolare in Gran Bretagna, si è investito molto in questo campo con risultati del tutto apprezzabili.

Le ricerche in proposito dimostrano come l’intervento della psicologia nelle cure primarie produca una riduzione delle spese sanitarie fino al 47%, una sostanziosa riduzione per i pazienti del ricorso ad esami e visite specialistiche, riduzione dei tempi e del numero di ospedalizzazioni, aumento del benessere psicofisico oltre alla riduzione del carico di lavoro per il medico.

Si è inoltre osservata una riduzione del 34% della mortalità cardiaca e del 29% del numero di infarti. Abbiamo inoltre effetti positivi su pressione sanguigna, livello del colesterolo, peso corporeo, fumo, esercizio fisico, miglioramento delle abitudini alimentari.

Benefici sono stati dimostrati nel trattamento di pazienti con patologie cardiovascolari, diabetici, disturbi gastrointestinali, ma anche nel trattamento di mal di schiena, emicranie, fibromialgie e altre patologie. In molte nazioni inoltre è stata registrata in correlazione con una presa in carico sanitaria di questo tipo una diminuzione dell’assenteismo sul posto di lavoro legato a disturbi mentali e psicologici dal 35% al 45%.

In seguito ai risultati incoraggianti, anche in Italia si sta lavorando a delle proposte di legge riguardo l’inserimento dello psicologo delle cure primarie nel piano del SSN. Sino ad ora non sono stati raggiunti risultati legislativi concreti, ma le sperimentazioni vanno avanti rinforzando il numero di effetti positivi sulla popolazione coinvolta.

Link utili:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3218777/

Facebook
Google+
LinkedIn

potrebbero piacerti:

Lascia un commento